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Palazzo Strozzi si trasforma dal 22 febbraio (fino a luglio) nel palcoscenico della più spetta-colare esposizione che sia mai stata dedicata in Italia all’opera visionaria di Tomás Saraceno.

L’artista e architetto argentino (San Miguel de Tucumán, 1973), già noto nel nostro Paese per l’esposizione “On Space Time Foam”, che nel 2012 si presentava ai visitatori dell’Hangar Bicocca di Milano come una gigantesca struttura fluttuante, ed “esplorabile” per chi volesse attraver- sarla, e per la recente partecipazione alla 57a Biennale d’Arte di Venezia (2019) – con il Padiglione “The Spider/Web Pavilion 7”, celebrazione dei misteriosi poteri degli aracnidi, e con alcune installazioni all’Arsenale – ora giunge a Firenze con l’articolata rassegna “Tomás Saraceno: Aria”, curata da Arturo Galansino.

TOMÁS SARACENO

Il dialogo tra Rinascimento e contemporaneità si accende subito vivissimo nel dispiegarsi del progetto dall’antico cortile al piano espositivo dell’edificio che ospita il succedersi delle installazioni.

Si parte così da “Thermodynamic Constellation”, composta da grandi sfere specchianti, in grado di galleggiare solo con il calore delle radiazioni solari e infrarosse sulla superficie della Terra, sospese fra le colonne classiche della corte: paiono pronte a spiccare il volo verso più ampi orizzonti e, in particolare, metaforicamente, verso l’Aerocene, la nuova era geologica preconizzata dall’artista come superamento dell’Antropocene – che attualmente l’umanità sta vivendo come distruttiva protagonista e, al tempo stesso, vittima – in cui si verificheranno sinergie complesse tra venti e forze termodinamiche, tra oceani e nuvole, tra forme viventi sulla Terra e altre diffuse nel cielo.

WEBS OF AT-TENT(S)ION, 2018 INSTALLATION VIEW © PHOTOGRAPHY BY STUDIO TOMÁS
SARACENO

Al piano nobile si snoda invece, veloce e incalzante, la successione di alcune delle più note realizzazioni di Saraceno, già presentate in varie sedi internazionali dal 2007 a oggi e qui raccolte in uno stimolante confronto. Per esempio, “32SW/Stay green/Flying Garden/AirPort-City”, già apparsa alla Biennale di Lione, che presenta utopici giardini fluttuanti a mezz’aria, o la documentazione del progetto “Museo Aero Solar”, prove di volo a misura umana, sviluppato fra il 2009 e il 2019 tra Italia e Germania, e dell’Aerocene Festival, tenutosi nei pressi di Monaco di Baviera nell’autunno scorso, di cui si sta programmando per l’immediato futuro un’edizione in Toscana.

Direttamente relazionati allo spazio cosmico, come nel caso di “A Thermodynamic Imaginary”, video, foto e installazioni mirano a instaurare un vivace dialogo con il pubblico suggerendo nuovi modelli di vita sostenibili da applicare alla futura quotidianità. Uno spazio speciale è riservato all’insetto che suscita da più di quindici anni l’attenzione dell’artista argentino per le sue caratteristiche comportamentali e le funzioni che svolge sul nostro pianeta e nell’aria. Le ragnatele, in particolare, diventano oggetto di uno studio specifico, presentato da Saraceno anche all’ultima Biennale veneziana, per il loro ruolo di architetture dell’effimero dalle molteplici potenzialità, non ultime quelle di propagazione del suono.

In “Webs of Attent(s)ion”, opera composta da decine e decine di tele di ragno esposte in teche senza vetro, prodotte a Berlino e trasportate per la mostra a Firenze, o in “How to Entangle the Universe in a Spider Web?”, realizzazioni entrambe del 2018, si evidenzia come le ragnatele costituiscano aeree trame fluttuanti che permettono all’insetto di compiere tragitti nell’atmosfera, assai articolati e incredibilmente lunghi.

Tra l’altro, i ragni, privi di udito, traggono informazioni dalle vibrazioni dei filamenti che intrecciano intorno al loro corpo nello spazio, facendone modelli sia di dinamicità che di comunicazione trans-aeree, riferibili, tecnicamente, alla sfera del vissuto umano. L’artista ne ha fatto, inutile sottolinearlo, oggetto di studi assai approfonditi che dovrebbero in futuro rivoluzionare i criteri di abitabilità e di percorribilità dell’atmosfera.

Quale è dunque il messaggio di Saraceno, sospeso fra astrofisica, ingegneria, architettura, antropologia, etologia, filosofia, arte e poesia? Utopico, senza dubbio, ma non solo. Se furono il provocatore Gyula Kosice, teorico e scultore argentino-slovacco, e l’architetto radicale Peter Cook le personalità che maggiormente ispirarono l’artista, secondo quanto da lui stesso affermato, certamente la loro volontà di sovvertimento dei canoni tradizionali della percezione dello spazio, e del suo utilizzo, non può che essersi innestata nella ricerca artistico scientifica di Saraceno, arricchendosi nelle speculazioni di quest’ultimo di risvolti in chiave ambientale.

HYBRID SEMI-SOCIAL INSTRUMENT ALMAGEST SINOPE 758.89 BUILT BY: A DUO OF CYRTOPHORA MOLUCCENSIS – FIVE WEEKS (DETAIL), 2016 © PHOTOGRAPHY BY STUDIO TOMÁS SARACENO

Basti ricordare che 2009 l’artista argentino partecipò all’International Space Studies Program della NASA e che, grazie a soluzioni tecniche conquistate negli anni, è riuscito a registrare veri e propri brevetti, come quello per una nuova applicazione di una varietà di aerogel, un materiale leggerissimo e resistente, composto da aria oltre che di carbonio o silice, adatto a “rivestire” cose e persone. Per abitare l’aria senza confini, affidandosi con levità ai flussi cosmici dell’energia naturale.