Acclamato fotografo Inglese, Simon Procter è meglio conosciuto per gli elaborati allestimenti di tavole raffiguranti il mondo teatrale della moda haute couture.

Proprio come la grande arte è stata contemporanea e controversa nello spirito, la grande moda è altrettanto contemporanea e controversa. Simon Procter lo sa. Le sue foto rivaleggiano con i quadri nella loro grandezza e nell’impatto visivo. E la visione di Procter rivaleggia con la nostra comprensione del mondo.

Le immagini di Simon Procter celebrano l’idea di bellezza e il concetto romantico. Egli intende l’ideologia dell’immagine come un equivalente emotivo del suo soggetto. Le sue immagini, tecnicamente geniali, più grandi del naturale, ritraggono una realtà trasformata.

Attraverso una scala esagerata, viste panoramiche di ampi spazi interni, spassionata compostezza in mezzo a drammi cinematografici, le eleganti immagini di Procter sono allestimenti fittizi, grandiosi eventi allestiti in magnifici spazi architettonici, contrapposizioni teatrali e scene irrazionali in cui cavalli impennano, acrobati volano e figure battute dal vento resistono al caos apocalittico, rivestite di splendore.

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Qui siamo invitati a sperimentare il punto d’incontro del conscio e del subconscio e a interrogarci sul presupposto che queste foto documentino il vero. Simon Procter è nato in Lancashire, in Inghilterra del Nord, nel 1968. Ha studiato pittura e scultura e ha conseguito la laurea in Arti Figurative dalla Trent University, Regno unito.

Dopo essersi trasferito a Parigi alla fine degli anni Novanta, ha scelto la fotografia. Il suo primo incarico avvenne per la rivista Visionaire di New York e si trattò di documentare dalla passerella una sfilata di alta moda di Christian Dior tenutasi a Parigi. Dopo alcuni mesi si ritrovò a fotografare una campagna pubblicitaria globale per la Nike. Ha continuato a creare immagini per aziende come Adidas, Armani, Chanel, Dior, L’oréal Paris, Nike, Nokia, Marriott, Mont Blanc, Reebok, Speedo, e Stella McCartney, solo per citarne alcune.

Simon Procter, galliano royal

Il suo lavoro è stato presentato in centinaia di pubblicazioni tra cui Harper’s Bazaar, The New York Times, V Magazine, e Vogue. Oggi Simon Procter vive fra New York, Parigi e la sua fattoria nel nord della Francia. gli artisti immaginano; i fotografi osservano. Simon Procter immagina un mondo senza conseguenza, ma vive in un mondo saturo delle conseguenze delle nostre vite.

Le immagini di Simon Procter implorano per avere una risposta alla domanda: “Il mondo è davvero così?”

Fotografato in spettacolari scenografie architettoniche come l’ottocentesco palazzo dell’opera Palais garnier o il riccamente ornato grand Palais, entrambi in Parigi, o il moderno Palais de Bulles di Cannes, il suo soggetto è rappresentato dalla bellezza e dall’alta moda.

E, per brevi momenti, il mondo è proprio così…come lo vede Simon Procter. La fotografia di moda nelle riviste, pubblicità, libri e cartelloni è onnipresente, che la sappiamo riconoscere o meno. Leggendari fotografi come Richard Avedon, Cecil Beaton, guy Bourdin, gjon Mili, Helmut Newton, Irving Penn e Edward Steichen hanno aperto la strada ai fotografi di oggi e hanno contribuito a ridefinire la cultura, la bellezza e l’arte visiva.

Ormai non più creata solo per vendere abiti, la fotografia di moda riflette oggi un modo di vivere, una mentalità e una storia costituita dal soggetto, il luogo, lo stile e la visione del fotografo. Il fotografo Irving Penn una volta ha detto: “Ho sempre pensato che stessimo vendendo sogni, non vestiti”

Similmente la fotografia di Simon Procter non riguarda gli abiti. Essa concerne la fittizia fantasia del mondo della moda. Le foto di Procter stimolano seducentemente la nostra immaginazione ad esaminare il mondo dell’ingegno, del consumo e dello spettacolo. Le immagini monumentali di Procter unificano l’eterno e l’effimero, facendo in modo che il mondo ideale e quello reale si incontrino in rarefatti momenti di appagamento ed eleganza.

Forse a causa della loro bellezza estetica e dello spettacolo allestito, noi possiamo accettare che le immagini di Procter rappresentino il raffinato mondo dell’alta moda preparato, impersonale, seriale, industriale. Ma non sembrano basarsi sui fatti. Sembrano piuttosto immagini di fantasia. E la vertiginosa complessità di queste immagini sovradimensionate aumenta questo effetto drammatico.

La struttura di queste immagini e il mistero dei loro rituali accentuano l’astrazione fittizia delle scene. Proprio come i quadri olandesi, Fiamminghi e Italiani del 1500 e 1600 hanno abilmente documentato gli atteggiamenti sociali e le idee mutevoli del loro tempo, allo stesso modo le grandi stampe a colori di Procter alcune di esse alte 1,5 mt e larghe 3, hanno il potere formale, la presenza e la maestosa forza dei quadri paesaggistici storici, senza sacrificare alcuna della loro meticolosamente dettagliata immediatezza dell’essere fotografie.

Il loro soggetto è infatti il mondo contemporaneo, visto in modo spassionato e da una certa distanza. Sin dalla sua invenzione, la fotografia è stata uno strumento usato sia per registrare che manipolare l’esperienza. Simon Procter documenta sia l’oggettivo che il soggettivo, l’esteriore e l’interiore. Egli vede il mistero, la bellezza e il dramma nel mondo nel quale viviamo. Per comprendere la portata della sua visione, il mondo di Procter dovrebbe essere considerato alla stregua di quello di un pittore, fotografo, scultore, musicista, ballerino, direttore di scena e scrittore.

Egli è un artista che usa la macchina fotografica, la luce, l’atmosfera e il soggetto per creare un mondo di sorprendente bellezza, sfarzo ed eccesso. Le immagini di Simon Procter offuscano qualsiasi distinzione fra la fotografia concettuale e l’arte contemporanea. È questo il loro effetto ultimo – l’ultimo spettacolo finito – che commuove l’osservatore. Dopo tutto, vita e bellezza sono tutt’intorno a noi.