Uno degli artisti più celebrati d’America, Robert Indiana è stato definito “l’uomo che ha inventato l’Amore”, epiteto che lo accompagna sin dal 1966, anno in cui il suo primo dipinto raffigurante la parola “love” lo rese famoso in pochissimo tempo.

Originariamente concepita come una cartolina per il Museum of Modern Art di New York, LOVE è una delle opere d’arte americane più riconoscibili: ne sono state realizzate sculture, quadri, disegni e stampe; è stata esposta in tutto il mondo; ed è stata riprodotta su un francobollo del servizio postale degli Stati Uniti.

Robert Indiana, Book of love

Eppure, l’enorme popolarità di LOVE ha in qualche modo offuscato altri importanti temi che permeano la ricca tessitura dell’opera grafica di Indiana, temi che sono una presenza ricorrente in tutto l’arco dei suoi 70 anni di carriera, come l’utilizzo di simboli numerologici e personali e di riferimenti storico-letterari. Robert Indiana (all’anagrafe Robert Clark) nasce nel 1928 a Newcastle, in Indiana.

All’inizio degli anni Cinquanta studia tecniche di stampa artistica presso l’Art Institute di Chicago, dove si formano anche Claes Oldenburg, Red Grooms e Richard Estes. Sceglie poi di concentrarsi sulla serigrafia come mezzo per preservare le immagini dei suoi dipinti, la cui vendita gli causava un profondo senso di perdita personale.

Grazie a tale scelta, ha contribuito ad elevare lo status della serigrafia come forma d’arte contemporanea in America. Dopo aver proseguito gli studi in Maine presso la Skowhegan School of Painting e aver frequentato la Scuola d’Arte dell’Università di Edimburgo, nel 1954 Indiana si stabilisce a New York.

Qui, mentre lavorava in un negozio di forniture d’arte sulla West 57th Street, incontrò l’artista Ellsworth Kelly, che gli suggerì di cercare una sistemazione poco costosa nella zona del waterfront di Lower Manhattan. Secondo Indiana, questo incontro e il successivo trasferimento nel 1956 in un vecchio magazzino a Coenties Slip rappresentano dei punti di svolta nella sua vita.

Robert Indiana, art (red/blue/rainbow) 2013

L’amicizia che strinse con Kelly lo espose infatti all’unione che quest’ultimo stava realizzando tra colore puro e forme astratte dai margini netti. Inoltre, nella stanza che divenne il suo studio, Robert Indiana trovò una serie di vecchi stampini in rame e ottone di alcune grosse società del XIX secolo, epoca in cui a Coenties Slip vi era un fiorente porto commerciale.

Questa scoperta casuale costituì l’origine della sua arte e l’ispirazione per la sua visione artistica. Gli artisti che riscoprirono Coenties Slip a metà degli anni Cinquanta furono inizialmente attratti dagli affitti bassi, i loft spaziosi, e il fatto che la zona non fosse legata al mondo dell’arte “ufficiale” dei quartieri eleganti. Poiché li avvicinavano idee artistiche simili e il riconoscimento della ricca storia del quartiere, la loro coesistenza era caratterizzata da uno spirito di generosa comunione.

Il costante dialogo su tecniche, materiali e filosofie estetiche che intercorreva fra loro fu una ricchissima fonte di idee per Indiana. La sua tavolozza ridotta, l’utilizzo di luoghi e nomi storici stampinati, e i riferimenti alla letteratura americana del XIX secolo sono tutti elementi che si possono far risalire agli anni trascorsi a Coenties Slip, in un ambiente fondamentale per lo sviluppo della Pop Art, movimento all’epoca emergente e al quale Indiana sarebbe stato per sempre legato.

Nel 1978, dopo quasi un quarto di secolo vissuto nel tumultuoso mondo dell’arte newyorkese, Robert Indiana si trasferì a Vinalhaven, una piccola isola a circa un’ora di traghetto dalla città di Rockland, sulla costa del Maine.

Una parte consistente delle opere prodotte da allora in poi riflettono la maggiore solitudine e il relativo isolamento della sua vita sull’isola, e contengono riferimenti autobiografici e geografici a temi e luoghi associati al Maine. Essendo un artista che amava scoprire continuamente le connessioni tra le parole e le immagini, così come tra le esperienze passate e quelle presenti, Indiana spazia tra diversi media, talvolta incorporando nuove interpretazioni di iconografie già esplorate in passato.

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