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Nel panorama dell’arte internazionale uno tra i pochi eclettici artisti che opera con energia e creatività è il veneto Renato Meneghetti. Fin da adolescente, tra Vicenza e Bassano del Grappa, ha dimostrato mirabile talento per le Belle Arti, che gli ha consentito una duttilità intellettuale unica.

Come da uomo del Rinascimento, da oltre sessant’anni sta esplorando una disamina artistica senza fine in qualità all’interno di pittura, fotografia, digital art, musica, teatro, cinema, scultura, architettura, design, installazioni e video art. A Milano nel 1968 Lucio Fontana, notoriamente conosciuto per l’attenzione verso gli artisti emergenti dell’epoca, scrisse che Meneghetti aveva le capacità di sentire, nelle opere del ciclo delle “Fagocitatrici”, un uomo «travolto dalle macchine che egli stesso ha creato ..»: un iter attuale fu colto dal maestro dello spazialismo che nell’artista di Rosà scorse innate capacità analitiche.

Renato Meneghetti, FROM THE CYCLE GREAT MASTERS X-RAY CARAVAGGIO-ENTOMBENT OF CHRIST, 2017

In questa fase Renato Meneghetti pose le basi per un’arte che, lungi dall’essere effimera, avesse permesso di guardare dentro, consentendo così di vedere in modo simultaneo “l’oltre”. Infatti tutta la sua esplorazione interdisciplinare ruota sulla capacità di porre nell’introspezione il focus di una costante ricerca, intesa come simbiosi tra l’apparenza esteriore e la profondità interiore dell’essere umano.

Questa contrapposizione, visibile nella società attuale, viene indagata lungo un’analisi dettagliata e approfondita atta a carpire componenti e aspetti di quel pseudo oltre verso, creato dallo scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft: un luogo immateriale fantastico presente nell’universo e quindi in tutti noi. L’unico strumento utile a delineare questa situazione impalpabile è la radiografia. Nel 1979 proprio un fatto personale coinvolse Meneghetti portandolo ad analizzare numerose lastre, dalle quali la sua creatività si accese in un’ulteriore elaborazione artistica.

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Dal punto di vista tecnico, in medicina è un’operazione radiologica (Röntgen 1895) che permette di ottenere su una pellicola fotografica una rappresentazione di una parte del corpo colpita da raggi x attraverso intensità diverse. Invece nel campo del restauro, l’indagine radiografica su opere d’arte fu per la prima volta implementata nei primi anni Venti del secolo scorso da Forbes per migliorare lo studio dei dipinti.

Renato Meneghetti, x-ray Caravaggio-Entombend of Crist 2012

Una metodologia che, come indicato da Gillo Dorfles, Achille Bonito Oliva e Vittorio Sgarbi, ha permesso a Renato Meneghetti di essere il primo artista a utilizzarla come vera espressione artistica, in quanto diventa mezzo atto a evidenziare nel visibile quello che è nascosto alla visione oculare dell’uomo. Attraverso un’elaborazione artistica, la radiografia diventa così una sorta di sonar che misura e sonda le profondità dell’anima umana.

Meneghetti come un’abile ritrattista indaga presenze e verità di ciò che è reale all’interno di corpi umani, oggetti, animali, frutta e alberi. Negli anni, ulteriori tecniche quali l’ecografia, la tac, la risonanza magnetica, la scintigrafia e la tomografia hanno ulteriormente ampliato la disamina.

Nel ciclo “Grandi Maestri” in occasione della 54. Biennale di Venezia nel 2011 l’opera “Sottopelle. Il Cristo morto del Mantegna in X-Ray”, creata ad hoc per la kermesse lagunare, blocca attraverso una sublime indagine, l’energia dell’anima che fuoriesce dall’involucro scheletrico: una traccia di ciò che eravamo viene colta, attraverso i raggi x, nel momento in cui dall’interno abbandona lo scheletro del Cristo deposto.

In questa chiave di lettura si ritrova dunque l’essenza di una delle ricerche artistiche di Renato Meneghetti, che gli concederà un posto nella storiografia contemporanea grazie al sigillo di artista delle radiografie.Un’etichetta, spesso posta dal mondo dell’arte, che indubbiamente starà stretta all’artista vicentino, perché dal 2017 con l’ulteriore ciclo “Oltre l’apparenza, il reale” approfondisce con la fotografia il confine tra invisibile e visibile, giocando sull’interpretazione mentale, psicologica e visibile che porta l’osservatore a individuare in non-soggetti forme possibili tra paesaggi, corpi, volti: esplorazioni per quell’infinito mondo della percezione sensoriale.

Renato Meneghetti, from the cycle great masters x-ray Picasso-Dora Maar 2010

Nella sua carriera Renato Meneghetti ha portato a compimento diverse ricerche artistiche che meriterebbero altre sezioni di approfondimento, poiché lungo questi anni di carriera ha colto implicitamente un’indicazione del Dalai Lama Tenzin Gyatso: “ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno per amare, credere, fare e principalmente …”, parafrasando il concetto, portare avanti una ricerca artistica senza fine.