Nei possibili sinonimi che possiamo trovare anche implicitamente alla parola cultura, il termine libro è uno tra i più efficaci. Tra passato e presente attraverso materiali quali l’argilla, il papiro, la pergamena, la carta e il digitale è stata tramandata una storiografia grazie a racconti, nozioni, aneddoti e formule racchiuse in un linguaggio scritto.

Per il filosofo Umberto Eco colui il quale non legge un libro “a settant’anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi invece legge avrà vissuto cinquemila anni… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. In sintesi si può affermare come la lettura di un libro permetta preparazione e apprendimento, ma allo stesso tempo consenta di combattere la non conoscenza in tematiche caratterizzanti l’agire umano.

Lorenzo Perrone

L’artista Lorenzo Perrone (Milano 1944) ha focalizzato la personale ricerca nelle Belle Arti all’interno del mondo dei libri, fin dal suo iter di studi, appassionandolo talmente da essere parte di un percorso senza fine. Diversamente dalla consuetudine che determina voci verbali quali scrivere, redarre e stampare, Perrone ha cristallizzato cataloghi, saggi e romanzi in forme artistiche perenni.

Lorenzo Perrone, Tempus continuum, 2016

Dal 2000, dopo aver abbandonato il mondo della pubblicità, si sta dedicando alla tecnica della scultura utilizzando un medium presente nella vita dell’uomo: il libro cartaceo. Attraverso un trattamento composto di acqua, colla e gesso rende i libri impersonali perché da un lato perdono il contenuto dall’altro acquisiscono un valore artistico ricco di simbologie.

Un successivo passaggio di vernice bianca, atto a rivestirli, fornisce molteplici significati che approfondiscono l’asetticità, il silenzio, la verità, la riflessione, l’iconografia e infine l’essenza di tutte le cose. L’artista in queste composizioni, al fine di riassegnare un nuovo significato utile a ridefinire la cultura, grazie a una nuova valenza simbolica, inseriscono oggetti esterni quali per esempio legno, sassi, vetro, filo spinato.

Attraverso tali processi la semantica non è più visibile ma, tale cancellatura non viene esercitata dall’artista per manifestare una protesta o un azzeramento di quanto esiste, bensì essa viene parafrasata in un nuovo messaggio grazie al libro, o alla sua sequenza compositiva, che a livello artistico diventa icona di sapere.

Non solo carta trattata, ma dal 2015 l’artista utilizza il bronzo per un’ulteriore fase creativa grazie alla quale, il materiale scultoreo per definizione permette ai suoi libri di fluttuare nell’ambiente, pur nell’ovvia staticità, attraverso percezioni visive e simboliche determinate dalla luce ma anche dall’atmosfera che li avvolge, facendoli idealmente elevare.

Lorenzo Perrone, Eppure il vento soffia ancora

Grazie alla collaborazione con la moglie Simona, le sculture bronzee permettono di ottenere creazioni solide, ma anche concettualmente aperte all’interazione tra mente e percezione Partendo da un proverbio arabo che evidenzia come un libro sia “un giardino che puoi custodire in tasca”, l’artista milanese attraverso le sue sculture comunica a tutti noi come esso debba essere preservato nel tempo, al fine di migliorare la conoscenza delle future generazioni.

Grazie a questa base concettuale, Perrone ha in cantiere due progetti site specific, in cui le tematiche di guerra e accoglienza saranno realizzate unendo al libro ulteriori simboli universali. Se “La cultura vincerà la guerra” prevederà un carro armato quasi completamente coperto dai volumi, la “Dea Madre”, antica Dea Bianca protettrice dei marinai nei naufragi, assumerà l’immagine di un simbolico libro-monolito alto circa tre/quattro metri, richiamando la funzione del faro la cui luce aiuta la navigazione notturna. Parafrasando, la dea è sinonimo di accoglienza quindi, per l’artista, diventa simbolo di ospitalità verso coloro i quali dal Mediterraneo cercano salvezza in Europa.

Lorenzo Perrone, Progetto la cultura vincerà la guerra

Il libro scultura s’innalza inviando un messaggio di positiva accettazione per una fonte del sapere che, all’atavica chiusura dei porti e delle frontiere, permette l’apertura delle menti, dei cuori e in sintesi dei nostri libri.

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