“Assaporare la bellezza di ogni cosa, respirando a pieni polmoni l’ossigeno della vita. Avere tempo per godere i dettagli e l’ironia della vita”.

Con questa frase l’artista Kira De Pellegrin presenta la propria ricerca in Arte. Un percorso in costante evoluzione che nella contemporaneità elabora uno stile originale che trae origine da disamine moderne. Oggi, con il ciclo di opere intitolato “Vita” crea una nuova fase artistica che si distacca dalla precedente. Si allontana da quell’informale gentile e delicato caratterizzato da connubi e commistioni tonali che fanno spaziare i suoi lavori in diverse cromie di bianco e blu, determinando così una stratificazione introspettiva di vissuto cara a quell’anima nord caraibica, precisamente l’arcipelago delle Bermude, assimilata nei primi sette anni dalla nascita.

Ora, un iter di riflessione costante porta l’artista a sfumature che caratterizzano l’arte analitica, nella quale il mezzo espressivo sonda la relazione che l’artista stessa ha con il supporto di lavoro, individuando le tracce rimaste dopo il passaggio della sua azione. Negli anni Sessanta Joseph Kosuth ideò opere focalizzate sull’attività cognitiva senza fini estetici e in questo filone Kira relaziona le opere “Vita” al concetto di pensiero, attraverso una comunicazione intellettuale.

Per ottenere tale risultato l’artista parte dall’acciaio, già usato in precedenti lavori, utilizzando una lamiera attraverso una particolare lavorazione eseguita con una tracciatura per bulinatura sferica e successiva verniciatura grizzata. Si ottiene così un personale gioco di estroflessioni che creano uno o più punti vitali che, singolarmente o insieme, esprimono fondamentali tappe, situazioni e relazioni dell’essere umano.

Dunque una spina dorsale che sintetizza eventi di ognuno di noi attraverso elementi quali la fugacità, l’unicità, la casualità e l’essenza. Come in un astronomico Big Ben, dal caos iniziale e incontrollato si generano eventi di vita unici e diversi per ogni persona. Estroflessioni lontane da quelle ideate dai maestri Castellani, Bonalumi e Simeti, ma che involontariamente si avvicinano per un concetto insito di assoluta semplificazione e rinascita dopo una sorta di azzeramento.

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Kira predilige il bianco, ossia la purezza e la sua composizione attraverso la gamma spettrografica, il corten e solo oggi aggiunge nuove cromie sempre unite al bianco. Un ciclo di lavori, che verranno pubblicati a fine settembre, diversi da quanto fin qui prodotto, attraverso i
quali l’artista riflette e blocca istanti di vita caratterizzanti ognuno di noi in unicità, permettendo a Kira stessa di approfondire, concettualmente, la complessità esistenziale dell’essere.