Vi sarà capitato spesso di trovare l’aggettivo provocatoria, al seguito della parola arte. Certo, l’arte può essere tante cose, anche una provocazione poiché cerca di instillare in noi delle riflessioni, delle domande. E proprio perché è l’esigenza di un artista di comunicare con noi, l’arte è contemporaneamente, osservatrice e coscienza critica della storia.

Giuseppe Veneziano, the first time 2014

Succede che su determinati argomenti, l’artista dichiari perfettamente il contrario di ciò che pensa e prenda in considerazione solo gli opposti. E c’è chi, tra gli artisti contemporanei, per mantenerne alta l’attenzione, per instaurare una determinata comunicazione, scelga di sposare un’icona del cinema porno o di impiccare tanti bambini ad un albero (fortunatamente dei manichini). Sto parlando di noti e quotati artisti.

Faccio questa premessa poiché anche per Giuseppe Veneziano l’appellativo provocatorio è stato utilizzato spesso. Vittorio Sgarbi, uno che di provocazioni se ne intende, più volte è intervenuto in difesa di alcune sue opere, spiegandone il significato e tentando di mediare a superficiali interpretazioni benpensanti che sono di fatto il bersaglio di Veneziano.

Giuseppe Veneziano, pussy riot 2014

Quello che ne emerge è un’eccezionale dote creativa, che unisce un’acuta duplicazione della memoria collettiva a una complessa riattivazione di risonanze di senso: frammenti di percezioni quotidiane, fantastiche registrazioni di fatti ed eventi, pronti a diventare remoti reperti della
memoria.

Fatti di cronaca, immagini iconiche di civiltà massmediatica, sono ricomposte nelle tele di
Veneziano, in una messa in scena che sconvolge i significati usuali e li spiazza, li rovescia, in simboli del contemporaneo, provocando naufragi di sensi, falsi miraggi, ossessioni di sogno o malinconici riflessi.

Giuseppe Veneziano, la bibbia 2014

Un’arte che riflette lo stato della cultura, termometro di istanze sociali, come l’incertezza e la morte dei valori del passato, con le quali tutti dobbiamo definitivamente convivere, a volte con ironia, altre con incerti presagi.