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“Mio Dio, è pieno di stelle !!” Con questa esclamazione, nel 1968, si racchiudeva secondo il regista Stanley Kubrick una possibile entità o visione divina pronta a evidenziarsi per rispondere

Stanley Kubrick
Stanley Kubrick

a livello ultra sensoriale, i quesiti dell’uomo inerenti la creazione e l’esistenza stessa dell’universo. A vent’anni dalla morte del regista statunitense, un’interessante mostra presso il Design Museum di Londra, fino al 15 settembre, traccia attraverso settecento oggetti, interviste, ambientazioni, aneddoti e film una carriera dedicata al cinema.

Stanley Kubrick (1928 – 1999), in una filmografia composta da tredici opere cinematografiche, ha esplorato ambiti e generi diversi ponendo la trama, tra dialoghi e silenzi, verso una disamina articolata in tendenze o ipotesi che sarebbero sorte a livello sociale e umano successivamente.

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Parodie del futuro, violenze verbali, contrapposizioni di immagini, teatralità, superamento dei confini, scenari storici, fantasia contrapposta all’ordine, ipocrisie del potere e contraddizioni sociali sono alcune delle ricerche che nelle trame dei suoi film sono poste direttamente allo spettatore in forma di narrazione.

Dal 1953, anno di “Paura e deside- rio”, via “Spartacus” 1960, “2001: Odissea nello spazio” 1968, “Arancia meccanica” 1971, “Barry Lyndon” 1975, “Shining” 1980, “Full Metal Jacket” 1987 per arrivare all’incompiuto “Eyes Wide Shut” 1999 sono tessere di filmografia appartenenti all’anima. La mostra itinerante lungo le principali città mondiali, ora a Londra, consente a generazioni diverse, agli amanti della cinematografia fino ai neofiti, di ricordare e approfondire momenti ricchi di storie umane.