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Un turista esclama, additando la celeberrima cupola del Brunelleschi: “ Ma qual è quella chiesa che si vede dietro la scultura di Tony Cragg?”.

Eike D. Schmidt, brillante e rivoluzionario direttore delle Gallerie degli Uffizi, è riuscito, diavolo di un uomo, in un’impresa che ha del miracoloso: distrarre i visitatori dalla splendida veduta che dal rinascimentale Giardino dei Boboli si gode su Firenze, per attirare la loro attenzione su un altro spettacolo affascinante: la mostra dedicata all’inglese Tony Cragg, uno dei più famosi e apprezzati scultori del mondo.

Sedici sculture monumentali, molte delle quali gigantesche, che dialogano con le bellezze naturali e storiche dell’immenso giardino, le antiche statue, le verdi e morbide strutture collinose modellate e curate da stuoli di architetti e giardinieri nel corso dei secoli.

Tony Cragg si ispira molto alla natura nel realizzare le sue forme ellittiche

geysers vibranti e scintillanti di acciaio, le stalagmiti di bronzo che sembrano affondare le radici nella preistoria, gli enormi fiori di resina che con vivi colori spiccano fra il verde, le stele bianche che sembrano salire sino all’azzurro del cielo e attirano lo sguardo a centinaia di metri di distanza, intrecci di immaginarie foreste fossili, colate di metallo che sussultano, si torcono e si ripiegano, colte nell’ultima fase molle prima di coagularsi in una forma solida e dura ma solo apparentemente statica.

Senders, 2018 fiberglass, photo by Riccardo Cavallari and Michael Richter

Questo dialogo fra le sculture e il Boboli è doppiamente coinvolgente

perché il visitatore ammira stupito e rapito i capolavori del maestro inglese ma, nello stesso tempo, guarda con maggiore interesse le bellezze del giardino, cogliendone e approfondendo tanti aspetti affascinanti che, senza questa mostra, a visitatori un po’ frettolosi potrebbero sfuggire. La visita diventa così una doppia caccia al tesoro, dai pressi della Grotta del Buontalenti, nell’Anfiteatro, sullo slargo di fronte alla neoclassica Palazzina della Meridiana sino al piazzale dal quale la vista su Firenze è impreziosita dalla scultura capolavoro in acciaio “Elliptical Column e Point of View” ( Colonna ellittica e punto di vista).

Questa mostra è l’ennesimo fiore all’occhiello della dinamica direzione di Eike D. Schmidt, che l’ha curata con Chiara Toti e Jon Wood. Enti promotori sono il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. Schmidt ne è entusiasta e orgoglioso:

“È la prima volta sottolinea il direttore degli Uffizi che un grande museo italiano dedica una mostra monografica a Tony Cragg e il Giardino di Boboli”

con le sue meraviglie naturali, le opere d’arte antica e la sua struttura fortemente razionale, è il teatro perfetto per questa mostra. Infatti il tema della scultura nel parco, centrale nella poetica dell’artista, include necessariamente forme ispirate alla natura e alla sua forza misteriosa, che Cragg crea per suscitare una reazione forte nell’osservatore, che sia di pura emozione o di interpretazione intellettuale”.

Luke, 2008 carbon fiber photo by Riccardo Cavallari and Michael Richter

E sono opere che invitano ad essere accarezzate, per cercare di entrare in contatto anche dal punto di vista tattile con l’energia che sembra sprigionarsi da queste creazioni fantasiose e teneramente innamorate della natura che le circonda. La mostra ripercorre gli ultimi vent’anni di attività di Tony Cragg che, nato a Liverpool nel 1949, dal 1977 vive in Germania, a Wuppertal, dove ha fondato un centro di scultura in dialogo con la natura.

Cragg ha collezionato decine di mostre in gallerie, musei e parchi di tutto il mondo e partecipato alle principali rassegne d’arte contemporanea come Documenta e la Biennale di Venezia. Ha ricevuto numerosi premi e onorificenze tra cui i prestigiosissi- mi Turner Prize (1988), Shakespeare Prize (2001) e il Praemium Imperiale for Sculpture (2007). La mostra, ai Boboli, giardini fra i più belli d’Italia (ma non solo) sarà visitabile sino al 27 ottobre.


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