L’artista ticinese Daniela Rebuzzi ha coniato un’efficace definizione per la sua attuale ricerca: “sfiorare, tra le infinite dimensioni, l’essenza dell’essere”.

Infatti le sue opere in un approccio visivo, cromatico e compositivo tendono a creare un’atmosfera unica e irripetibile. Alla tela dipinta a olio la pittrice esercita anche un’azione manuale atta a raggiungere effetti coinvolgenti: per esempio il supporto viene tagliato in strisce, frammenti, lavorato a maglia, assemblato, piegato, intagliato e accartocciato.

Daniela Rebuzzi, Lava 2011

Queste diverse metodologie di realizzazione permettono ai suoi lavori di produrre oscillazioni sensoriali diverse. Le opere della Rebuzzi sono dinamiche e interagiscono con la luminosità e la presenza dell’osservatore in un determinato luogo. La pittrice, attraverso un originale savoir faire, accosta cromie calde e fredde inserendo ricami, parole e rimandi letterari per un dialogo sempre suddiviso tra micro e macro cosmo.

Il personale iter artistico tende a far sì che l’osservatore venga attirato all’interno in modo tale da aiutarlo a sciogliere enigmi posti dalla vita, attraverso un percorso possibilmente positivo. Un moto ordinato ritma cromie solari e ben armonizzate lungo oniriche pitto-sculture, per quella necessità di muoversi in una direzione particolare.

In tal senso, partendo da quanto indicava il pittore, drammaturgo, poeta e scrittore inglese David Herbert Lawrence che deve essere percepita una “necessità assoluta di muoversi. E soprattutto di muoversi in una direzione particolare”, Daniela Rebuzzi attraverso le sue creazioni cerca proprio di fornire una risposta contemporanea a una doppia necessità: muoversi e sapere in che direzione.

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