Erede dell’ottocentesca Scapigliatura lombarda, venata di ombre e inquietudini, o piuttosto donna “nuova”, figlia del Ventesimo secolo? Adriana Bisi Fabbri, femminista della prima ora, che amava paludarsi in abiti maschili e ostentare atteggiamenti spregiudicati, giunse alla notorietà grazie all’attività di caricaturista, a firma Adrì, toccando l’apice del successo nel 1915 con le vignette di guerra apparse su “Il Popolo d’Italia”. Ma l’artista in animo nutriva altri demoni.

PORTRAIT OF GIANNETTO BISI, 1907-1910 PENCIL AND TEMPERA ON CANVAS CM. 10,6 X 16,1

Quello della pittura innanzitutto, che la vide sensibile interprete degli echi del Simbolismo, del Dadaismo e del Futurismo che in ambito milanese si erano diffusi grazie alla presenza di artisti come Gaetano Previati, Leonardo Dudreville e Umberto Boccioni, quest’ultimo, tra l’altro, cugino e amico.

Vari i luoghi d’incontro, primo fra tutti la Famiglia Artistica Milanese, cui l’artista si affiliò e presso cui, tra l’altro, si era tenuta nel lontano 1873 la prima mostra degli Scapigliati lombardi. Affermava nel 1911 in un’intervista: “Io sono, io voglio – capisce che voglio? – essere un’artista, poi sarò, naturalmente donna”.

Di origini ferraresi, Bisi Fabbri, dopo varie peregrinazioni, si era stabilita a Bergamo con il marito Giannetto Bisi, giornalista, scrittore e critico, e i due figli. Nel ’14, dopo una breve
parentesi a Mantova, si trasferì nell’agognata a Milano, il luogo delle avanguardie.

FULL FIGURE SELF-PORTRAIT, 1914-1915, OIL ON CANVAS CM. 180 X 80

La sua partecipazione alla mostra “Nuove Tendenze”, organizzata nel capoluogo lombardo nel 1914 presso la stessa Famiglia Artistica dall’omonimo gruppo – composto dagli architetti Giulio Ulisse Arata, Mario Chiattone e Antonio Sant’Elia; dagli scrittori Decio Buffoni, Gustavo Macchi e Ugo Nebbia; dai pittori Leonardo Dudreville, Carlo Erba e Achille Funi; dallo scultore Giovanni Possamai – sancì l’importanza dell’artista ormai matura e in sintonia con i tempi.

Curiosità e volontà di continuo aggiornamento erano infatti tra le doti più spiccate di Bisi Fabbri che mai tralasciò di visitare mostre, di incontrare artisti, fumettisti e critici, di leggere avidamente quanto era pubblicato da giornali e riviste d’arte, e di viaggiare di continuo, con l’avvallo del marito che assecondava la sua ansia di conoscenza.

Nel 1905 la VI Biennale d’Arte di Venezia, le aveva offerto, per esempio, l’opportunità di conoscere Romolo Romani e Gaetano Previati, il cui influsso si manifesterà in varie sue opere. Poi, nel 1906, ecco iniziare le sue partecipazioni a mostre su e giù per l’Italia: a Verona, a Bergamo, a Torino, poi ancora a Bergamo e Torino, a San Pellegrino, a Milano, a Firenze, a Genova…

Nel 1911 si sarebbe profilata una delle opportunità più interessanti, l’Esposizione dell’Opera Bevilacqua La Masa a Ca’ Pesaro, a Venezia: unica donna invitata e, perdipiù, in una sede di respiro internazionale che non poteva che essere ambita da giovani promesse dell’arte quale lei era. Se dapprima i suoi autoritratti – numerosi – e le figure femminili denotavano ancora i forti legami con la pittura ottocentesca, via via le sue opere si caratterizzarono per una sempre maggiore libertà compositiva nonché per gli evidenti tratti umoristici.

Del 1911 sono gli inchiostri acquarellati “Donna Civetta”, “Paonessa”, “Lucertola”, ovvero figure di donne delineate con matita graffiante in arguti camei, esposti a Torino al Valentino, mentre del 1912 è la vignetta “Saggio del programma futurista”, che rappresenta le mani di un futurista che stringono il collo della Gioconda, con cui vinse il Premio d’Arte Umoristica indetto dal “Il Secolo XX” di Milano.

Al 1914 risale invece l’olio “Maschere” che, esposto nella mostra “Nuove Tendenze”,
consacrò pienamente la vena ironica e grottesca di Bisi Fabbri e, nel contempo, evidenziò i suoi molteplici punti di contatto con l’artista romagnolo Aroldo Bonzagni, vicino a lei per provenienza geografica e culturale, nonché affine per sensibilità espressiva: tra Espressionismo, Simbolismo e Futurismo.

HOODLUM, 1913 WATERCOLOR, TEMPERA AND PASTELS ON CARDBOARD CM. 62 X 60

Dunque, un percorso, quello di Bisi Fabbri, incisivo e intenso, drammaticamente interrotto nel ’18 dalla morte per spagnola. Duecento opere in parte inedite – provenienti dal Fondo Bisi Crotti (acquisito nel 2005 dal Museo del Novecento), unitamente a un ricco patrimonio documentario, permettono oggi di ripercorrere la storia umana e professionale dell’artista nella mostra “L’intelligenza non ha sesso. Adriana Bisi Fabbri e la rete delle arti (1900-1918)”, a cura di Giovanna Ginex e Danka Giacon (Museo del Novecento, Milano, fino all’ 8 marzo).

Una rilettura che getta nuove luci anche sull’arte nel capoluogo lombardo agli albori dell’età moderna.