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Corpo morbido e sensuale, labbra carnose, capelli scuri e fluenti: questo colpisce, ad un primo sguardo, in Madalina Ghenea. Chi la osserva con più attenzione, tuttavia, vede in lei molto di più che un corpo statuario e un volto da copertina: percepisce un velo di tristezza nei profondi occhi da gitana, una timidezza di fondo e un approccio umile, caratteristiche poco frequenti in una star del piccolo e grande schermo.

Madalina la bellezza è sempre un passepartout o può essere anche un ostacolo?

“La bellezza è un regalo anche se io non mi vedo poi così bella e ho i miei complessi, primo tra tutti l’altezza. Come ogni donna a volte mi piaccio e altre meno, oggi, per esempio, è una giornata no”.

E’ vero che da bambina ha imparato l’italiano guardando la nostra televisione?

“Certamente. I miei programmi preferiti erano i cartoni animati e il Festival di Sanremo”.

L’insicurezza è un tratto del suo carattere?

“Diciamo che devo prendere familiarità con gli ambienti e le situazioni prima di lasciarmi andare. Nell’ultimo film che ho girato, ad esempio, ho portato con me mia madre per un po’ di tempo in modo da sentirmi tranquilla e abituarmi a stare con i colleghi”.

E sul set di Sorrentino?

“È stato il mio primo film e per di più dovevo spogliarmi, cosa che non avevo mai fatto nemmeno come modella. Farlo davanti a Michael Caine e Harvey Keitel è stato davvero particolare, ma il ruolo lo esigeva e mi sono fatta coraggio”.

Lei è una persona ottimista?

“Ho letto un libro illuminante secondo il quale, cambiando la natura dei tuoi pensieri, sei in grado di modificare la realtà: se sei positivo puoi davvero migliorare le cose. Questo testo meraviglioso si chiama Bleep – Ma che bip siamo veramente. Ne hanno fatto anche un documentario”.

C’è chi dice che quel velo di tristezza nei suoi occhi sia lo strascico di una delusione d’amore…

“Quando con Micheal (l’attore premio Oscar Fassbender) ci siamo lasciati ho sofferto molto. Non per questo ho perso la voglia di innamorarmi nuovamente, ma per ora do la priorità al lavoro. Quello che desidero di più è avere un figlio. A questo proposito vorrei adottare una bambina dell’orfanotrofio di Haiti, ma non è semplice per una persona single”.

Venire a contatto con la realtà di Haiti l’ha segnata profondamente…

“Il regista Paul Haggis mi ha invitata lì per farmi conoscere la sua associazione APJ (Artists for Peace and Justice). Appena arrivata ho fatto un incontro che mi ha cambiato la vita: un uomo mi ha fermata per strada chiedendomi dei soldi per un intervento chirurgico al quale il figlio doveva sottoporsi. Ho pagato una cifra irrisoria e ho salvato la vita ad un bambino, cosa che mi ha sconvolta. Da allora vado spessissimo ad Haiti e vorrei potermi dedicare agli altri a tempo pieno”.