Il segreto di una figurazione contemporanea, affinché non diventi vacua rivisitazione, consiste nel dipingere mondi pulsanti che facciano vibrare gli osservatori posti innanzi a essa.

Di conseguenza opere figurative, collegate a ricordi di una vita trascorsa e a memorie storiche, se rappresentate in maniera coerente al periodo in cui sono ideate, acquisiscono un quid che rimane inalterato nel tempo. Da queste basi l’artista bresciano Luca Zogno dipinge paesaggi, scorci e scene di vita contadina unendo i tempi passati a quelli presenti. La sua carriera inizia apprendendo i primi rudimenti pittorici dallo zio impressionista Paolo Bignotti e dal maestro Ottorino Garosio. Proprio da costoro Zogno affinerà il suo stile, all’interno di una tradizione artistica divisa tra Otto e Novecento.

Luca Zogno, scarfogliatrici

Da queste basi individua nei suoi lavori scenari passati di vita vissuta, testimoniando oggi una visione di un tempo mai riposta dalla memoria. Come scrisse Fernando Pessoa “eterni viandanti di noi stessi, non esiste altro paesaggio se non quello che siamo”. Senza alcun dubbio l’impostazione artistica risente, ma allo stesso tempo approfondisce, l’influenza artistica dell’Ottocento proseguita fino alle prime decadi del Novecento. Gli scorci veneziani partono da echi settecenteschi cari ai Vedutisti, mentre le marine si connotano grazie a una liricità tipica della Scuola Napoletana. Spesso le realtà dipinte vivono in quel verosimile ricordando per esempio l’iter dell’artista Nicolas De Corsi.

Luca Zogno, Marina a Chioggia

Ulteriori affinità, quali la scuola ottocentesca piemontese e bresciana (Molteni, Valli, Zampighi), gli orientalisti (Guadagnini, Rovetta, Amus, Ferrari) e le visioni tipiche del Realismo Magico con i movimenti delle alzaie dipinti da Cagnaccio di San Pietro e Telemaco Signorini, permettono a Zogno nuove disamine sul mondo di una volta rapportato alla quotidianità, per esplicitare sensazioni pittoriche di nostalgia che “fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso”, citando un’indicazione di Pierre Auguste Renoir.

L’abilità dell’artista bresciano Luca Zogno è quella d’instaurare con il passato un legame sentimentale al fine di preservarlo nel tempo. Le fatiche del mondo contadino e dei mestieri di una volta si affiancano così a paesaggi e scorci dell’anima. Le sue pennellate fresche e veloci, ricche di vive cromie ereditate dalla tradizione coloristica veneziana, creano esiti visivamente piacevoli sia nella resa finale, sia nel contenuto.

Parafrasando quanto scritto da Giovanni Comisso sul paesaggio, i mondi figurativi dipinti da Zogno vivono e fanno parte di lui essendo fonte del proprio sangue, poiché quest’universo “penetra per i miei occhi e m’incrementa di forza, in quanto la ragione dei miei viaggi per il mondo non è stata altro che una ricerca di paesaggi, che funzionano come potenti richiami”.