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Borghese di nome e di fatto, Louis Bourgeois nacque a Parigi il giorno di Natale del 1911. I suoi genitori, Joséphine e Louis, gestivano una galleria di arazzi medievali e rinascimentali nel 6 ° arrondissement.

La biografia è sempre sostanziale per leggere le opere degli artisti, ma in questo caso addirittura imprescindibile. Nota come la scultrice del subconscio, i tormentati ricordi d’infanzia sono fantasmi della memoria che animano la sua intera produzione. In particolare, il rapporto con i genitori è stato il primo motore della sua ricerca visiva.

La morte della madre, a cui Louis era molto legata, e l’infedeltà del padre la portarono ad indagare il tema dell’abbandono. Fallen Woman (1981), ad esempio, raffigura una donna a terra, rispetto alla quale dichiarerà: “È infedele. È impotente. Sta aspettando che qualcuno la venga a prendere. Vedi il braccio di qualcuno che viene, una mano che viene ad aiutarla? Non c’è niente”.

Nel 1938, a causa dell’imminente scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Bourgeois lasciò Parigi per New York con il marito Robert Goldwater. Tuttavia la sua pratica non fu mai influenzata da quegli artisti “marchio USA” come Jackson Pollock, Jasper Johns o Andy Warhol, liquidati da lei stessa come arte-macho.

Louise Bourgeois – Photo Maxmilian Geuter

Il trauma della fuga da ciò che le era familiare confluirà in futuro in una serie di lavori quali Home for Runaway Girls (1994). Ma la sua ricerca è dinamica e multiprospettica, e l’idea di casa viene analizzata anche con lenti claustrofobiche: Cell (Eyes & Mirrors), è una vera e propria gabbia in acciaio china di specchi che suggerisce la clausura domestica.

Sebbene Fernand Léger, colpito dalle sue opere tridimensionali, la venerò sempre in primis come Scultrice, uno dei primi e maggiori successi li ebbe in ambito pittorico. Bourgeois tenne la sua prima mostra personale di dipinti nel 1945 presso la prestigiosa galleria Bertha Schaefer, a New York, e poi prese parte a due mostre collettive, al Whitney Museum of American Art e alla galleria di Peggy Guggenheim.

Per esposizioni scultoree dovremmo attendere la fine degli anni ‘40. Ma se sposiamo la teoria postmediale di Rosalind Krauss il medium cessa di essere un supporto o un mero strumento. Diviene un sistema di regole derivanti sì dalle condizioni materiali e i supporti tecnici, ma contenente anche implicazioni culturali più ampie e inscrivibili a un “vettore fenomenologico”, il medium. In effetti disegno, illustrazione, installazione e scultura sono sempre stati intrecciati nella pratica di Bourgeois.

Come fili di una stessa matassa rappresentano, solo nell’insieme, la sua ricerca mediale. Così, nel 1947 l’artista franco-americana disegnò a inchiostro e carboncino due piccoli ragni. Cinquant’anni dopo creò una serie di sculture dell’aracnide in acciaio e bronzo. In entrambi i lavori, con sfumature differenti, il tema è quello della madre, che, tessendo certezze e amore, protegge la crescita della prole.

Per Bourgeois la madre è anche Terra, e la rappresentazione visiva del suo corpo è topologica. Nei suoi disegni si scorgono tumuli, valli, grotte e buchi; le sue sculture sono muschiose, carsiche, in piena, e viscose come il mantello terrestre. Nella produzione scultorea degli anni Sessanta i materiali si fanno mano a mano più organici: lattice, gesso, tessuto, marmo sono elementi cosmici che si arrotondano nella creazione di un ventre gravido e si irrigidiscono in un genitale maschile.

Qui è quasi d’obbligo menzionare i cosiddetti “oggetti parziali” introdotti dalla psicoanalista Melanie Klein, ovvero gli elementi interni ed esterni che i bambini riconoscono nella costruzione del mondo e delle fantasie. Gli oggetti scultorei della Bourgeois sembrano assecondarne le pulsioni inconsapevolmente erotiche e incarnarne le sfumature di genere.

Louise Bougeois,

In questa direzione si muove Tits (1967), una scultura bronzea in cui due seni si fondono in un’unica sagoma bulbosa. Influenzata dalla dirompenza surrealista e dal perturbante freudiano, la forma doppia e specchiata fu impiegata da lei frequentemente. Ma Tits è anche l’alterego di un’altra opera: JanusFleuri (1968). Si tratta di una coppia di falli rachitici uniti schiena contro schiena per originare un profilo che richiama sia gli organi maschili che quelli femminili.

Il mio lavoro si occupa di problemi che sono pre-genere. Ad esempio, la gelosia non è maschio o femmina. Non credo che esista un’estetica femminista. – Louis Bourgeois

Laddove l’artista mette al centro la donna, non ne indaga quasi mai le condizioni e conseguenze di sottomissione storico-politica, ma il suo approccio è volto a disegnare la femminilità come condizione esistenziale. Per questo l’archetipo è al centro della sua ricerca, plasmato in gomma o suturato con ago e filo.

Quando insieme a Goldwater adottò Michel perché sentiva di essere sterile e dopo alcuni anni nacquero dal suo utero Jean-Louis e Alain, partorì Arch of Hysteria (1993), una rilettura scultorea dell’Arc de cercle di Charcot, dove però l’impossibilità di identificarne il sesso e la superficie specchiante anestetizzano la teatralità dell’incisione vittoriana di E. Lecrosnier e annullano i preconcetti machisti del neurologo francese.

Un altro totem della Bourgeois è il linguaggio, che è stato sia colonna portante della sua ricerca, che oggetto pittorico dei suoi lavori. Numerosissimi sono i diari che ci ha lasciato, registratori di quelle pulsioni e quei ricordi che poi traduceva in opere.

Amo il linguaggio … puoi sopportare qualsiasi cosa se lo scrivi … le parole messe in relazione possono aprire nuove relazioni … una nuova visione delle cose. – Louis Bourgeois

Oltre alla scrittura come banca di memoria, il linguaggio è entrato anche fisicamente a far parte di alcune sculture e disegni. Nel 1947 produsse la serie di stampe He Disappeared into Complete Silence, in cui si combinavano incisioni e testi poetici. In Repairs in the Sky (1999), invece, cinque cavità simili a fori di proiettili uniti con filo da tessere si contrappongono ad una ponderosa scritta in acciaio omonima al titolo dell’opera.

Louis Bourgeois si spense poco dopo la serie di quadri I Give Everything Away (2010), un titolo che fa pensare a una premonizione di morte da parte dell’artista, ormai da anni dichiarante di dover “Lasciare il nido”.

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Arianna Cavigioli
Arianna Cavigioli (Milano, 1995), laureata cum laude nel corso triennale di Pittura e Arti Visive, con una tesi che analizza numerosi casi studio di exhibition display novecenteschi che sfuggono dalle logiche museali del White Cube; ha conseguito cum laude la laurea magistrale in Arti Visive e Studi Curatoriali, grazie a un progetto, in pubblicazione con Mimesis edizioni, sul ruolo della resistenza culturale durante l’assedio di Sarajevo (4 aprile 1992-29 febbraio 1996). I suoi progetti espositivi sono stati ospitati da La Fabbrica del Vapore, Current gallery, Fondazione Pini, StudioEo e Fondazione Brugnatelli .